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L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nei processi di ricerca farmaceutica, soprattutto nelle fasi iniziali di identificazione dei target e selezione delle molecole. La vera domanda, però, è un’altra: i farmaci sviluppati con il supporto dell’AI funzionano davvero meglio?
I primi risultati clinici iniziano a fornire qualche indicazione, anche se è ancora presto per trarre conclusioni definitive.
Tra i casi più interessanti c’è rentosertib di Insilico Medicine, sviluppato per la fibrosi polmonare idiopatica. Il candidato ha mostrato risultati incoraggianti in fase 2 ed è destinato a proseguire lo sviluppo clinico. Anche altre aziende, come Recursion e Verge Genomics, stanno portando avanti programmi di drug discovery basati sull’AI, con risultati però non sempre positivi.
Questo conferma un punto importante: l’intelligenza artificiale può accelerare la ricerca e aiutare a individuare nuove opportunità terapeutiche, ma non elimina l’incertezza biologica e clinica.
Anzi, rende ancora più importante la qualità dei dati. In laboratorio, informazioni affidabili, tracciabili e correttamente contestualizzate sono essenziali per interpretare i risultati sperimentali e alimentare modelli sempre più complessi.
È proprio in questo contesto che sistemi di monitoraggio continuo come LaKe – Laboratory Keeper possono contribuire a garantire dati ambientali e operativi più completi, affidabili e tracciabili.
L’AI può accelerare la ricerca.
La qualità dei dati resta la base su cui costruire risultati affidabili.
Fonte: BioPharma Dive