EMI nell’industria: proteggere i segnali per garantire stabilita’ e continuita’

Interferenze elettromagnetiche: quando il problema non è il sensore

In un sistema di monitoraggio, raccogliere un dato non significa automaticamente raccogliere un dato corretto.

Motori, compressori, inverter, alimentatori switching e linee di potenza possono generare interferenze elettromagnetiche (EMI) capaci di alterare i segnali provenienti dai sensori.

Per questo la qualità della misura non dipende soltanto dalla precisione della sonda, ma dall’intera catena di acquisizione:

sensore → cablaggio → elettronica → trasmissione → software.

Cablaggio, schermatura e messa a terra

Una corretta installazione può ridurre sensibilmente i disturbi.

È importante, ad esempio, separare quando possibile i cavi di segnale dalle linee di potenza, utilizzare collegamenti adeguati e progettare correttamente schermature e messa a terra.

Anche un ottimo sensore, se installato male, può produrre dati instabili o poco affidabili.

Disturbo o vera anomalia?

In ambienti come laboratori, biobanche, celle frigorifere o sistemi criogenici, una variazione improvvisa della misura può essere un evento reale oppure un disturbo elettrico.

La disponibilità dello storico, il confronto tra più sensori e l’analisi della persistenza dell’anomalia aiutano a distinguere le due situazioni.

È qui che il monitoraggio diventa qualcosa di più della semplice raccolta di valori.

La qualità del dato nasce prima del software

Dashboard, allarmi e sistemi di analisi possono lavorare correttamente solo se il dato acquisito è affidabile.

Per questo LAKE – LaboratoryKeeper considera il monitoraggio come una catena completa: sensori, elettronica, comunicazione, memorizzazione e analisi.

Perché la domanda non è soltanto: “Qual è la temperatura?”, ma anche:

“Quanto posso fidarmi di questa misura?”